La gioia intellettuale: uno stimolo straordinario ad acquisire nuove conoscenze

Oggi ho letto la bellissima lecture che Jorge Wagensberg, già direttore del Museo della Scienza di Barcellona, fisico illustre e ottimo divulgatore, terrà domani alla Fondazione Antonio Ruberti e non ho potuto fare a meno di appuntarlo nel Blog per condividerlo e per averlo sempre a portata di mano, soprattutto quando nel mio lavoro di insegnante mi sento scarica e senza idee. Il pezzo si basa su un’idea semplice ma efficace allo stesso tempo e cioè che la molla che spinge al sapere è quella che l’autore chiama felicemente la gioia intellettuale che scaturisce dall’acquisizione di nuove conoscenze, in grado persino di generare una sorta di dipendenza. La sfida per noi insegnanti sta proprio nel mettere in condizione i nostri studenti di provare questa gioia, di viverla e riviverla tante e tante volte a scuola e non solo.     

Il Sole 24 Ore, 7 novembre 2010

Jorge Wagensberg

All’inizio della vita animale, quando nessun organismo vivente possedeva una propria mobilità, cioè quando gli organismi erano ancorati a un punto nello spazio, come i cirripedi, o quando andavano alla deriva come le meduse, quantunque mangiassero, ciò avveniva in modo casuale. Si mangiava perché si incontravano particelle di nutrienti che passavano di lì.

Questa semplice strategia funziona se l’ambiente è sufficientemente ricco di sostanze nutritive. In caso contrario, per aumentare la probabilità di nutrirsi non c’è altra scelta che "inventare" la mobilità. Se una particella di cibo passa vicino, a meno che non sia troppo lontana, che non vada perduta! Ciò che è necessario è un movimento minimo, ma finalizzato. Non un movimento qualunque, ma uno preciso affinché la particella non sfugga. Tuttavia se nessuna particella di cibo ci passa vicino, allora il movimento necessario diventa molto più drastico e sofisticato. In questo caso sono necessari non solo un buon metodo per orientarsi, ma anche un metodo per seguire le tracce del possibile pasto. Non si tratta più di avere un ultimo piccolo aiuto, ma di organizzare un’«uscita» con il fine ultimo di trovare il nutrimento. Il cervello è stato inventato per questo:per uscire di casa. E una delle sue caratteristiche, la memoria, per tornare indietro! Ha avuto inizio così, più di 500 milioni di anni fa la corsa verso la conoscenza intellegibile per compensare i capricci dell’incertezza.

La conoscenza è quindi una funzione vitale, come respirare, avere cura della propria salute, mangiare e riprodursi… Tuttavia, conoscere, capire la realtà, è la funzione vitale più recente e la selezione naturale non ha avuto il tempo di scegliere uno stimolo vitale che ce la renda indispensabile, come la fame, la sete, il desiderio sessuale, il piacere o il dolore…

O, forse si? C’è qualcosa che merita di essere chiamata «gioia intellettuale»? qualcosa di simile a una ricompensa mentale che viene associata agli indizi di una nuova comprensione? C’è forse un piacere mentale che favorisce l’acquisizione di nuove conoscenze, così come esistono una gioia o un dolore che favoriscono la nutrizione, la riproduzione sessuale o il mantenimento di uno stato minimo di salute?

Supponiamo che ciò esista e chiamiamola «gioia intellettuale». Fortunatamente è più facile provare che esiste, che non il contrario. Per dimostrare che la gioia intellettuale esiste basta che qualcuno l’abbia sperimentata e, per semplificare il processo e accorciare la trafila, mi offro come testimone. Dichiaro solennemente: sì, ho sperimentato la gioia intellettuale. Posso anche aggiungere di avere provato tre tipi di gioia intellettuale, uno per ogni fase del processo di acquisizione di nuove conoscenze, che, curiosamente, hanno qualcosa a che fare con i tre requisiti fondamentali per creare conoscenza scientifica. Cioè: 1. La gioia intellettuale per gli stimoli e il principio dialettico della scienza; 2. La gioia intellettuale per il dialogo e il principio di oggettivazione della scienza; 3. La gioia intellettuale per la comprensione e il principio di intelligibilità della scienza.

Credo sinceramente che l’istruzione primaria, secondaria e superiore potrebbe essere rinnovata (forse rivoluzionata) sulla base di questa idea. E che ogni museo possa ripensarsi sin dalle sue radici attraverso di essa. Lo illustrerò brevemente, con esempi tratti dalla moderna museografia scientifica.

La gioia intellettuale per gli stimoli. È associata a due tipi di paradosso, che si possono verificare tra ciò che si sta comprendendo e quello che si sta osservando. Il primo è un paradosso di contraddizione: io credevo di aver capito A,mentre sto osservando la negazione di A (non-A.). Questa collisione mentale produce uno stimolo intenso che ci spinge a cercare di recuperare una coerenza. Per far ciò abbiamo due opzioni: o cambiare idea o cambiare il modo di osservare. Il secondo è un paradosso di incompletezza: sto osservando A, ma non sto capendo né A né non-A, In questo caso la collisione mentale è causata da un vuoto: non ho una teoria per quello che sto osservando. Entrambi i paradossi possono fare scaturire una forte gioia intellettuale. Conseguenza: nessun sistema di trasmissione della conoscenza (nessuna pedagogia) deve nascondere i suoi paradossi. Al contrario, deve scovarli e utilizzarli. In entrambi i casi, il principio dialettico obbliga a risolvere i paradossi, che è ciò che costringe la scienza a progredire. Un esempio museografico per il paradosso di contraddizione. In un terrario sembrano esserci solo rami e foglie secche, improvvisamente il visitatore attento si accorge che la scena è piena di insetti immobili (non corrono perché in condizioni naturali sarebbe pericoloso). Il mimetismo è la spiegazione. Un esempio museologico del paradosso di incompletezza: il visitatore si avvicina a un liquido la cui superficie non è orizzontale, ma mostra capricciose montagne liquide: scopre il comportamento di un ferro fluido in presenza di un campo magnetico.

La gioia intellettuale del dialogo. È associata a qualunque forma di dialogo, quando il ciclo tra due interlocutori non si chiude, né chiude le opzioni, bensì le apre. I dialoganti si ascoltano, invece di ascoltare ognuno se stesso. Ogni volta che il ciclo si apre, per evitare di girare come una trottola, e disegnare una cicloide, vi è la gioia del dialogo. È il principio di oggettivazione nella scienza: l’osservazione deve modificare meno possibile ciò che viene osservato. Il premio è l’universalità del sapere. Ecco un dialogo che culmina nella gioia intellettuale in un museo. Di fronte al fossile della prima pianta acquatica che ha conquistato la terra ferma: – «Perché le piante terrestri sono quasi tutte verdi?». -«Perché lo sono state sempre». -«Prova di nuovo…». -«Perché metabolizzano la luce del sole con la clorofilla, che è un pigmento ». -«Ecco, così va meglio. Ma nel mare ci sono piante di tutti i colori, che usano la clorofilla». – «Wow! Vero. Ma la vita ha avuto inizio nell’acqua, e la prima pianta che raggiunto la terra ferma, la Cocsonia, era verde!!» – «Beh guarda, se invece di essere verde fosse se stata rosa, allora ci troveremmo nel paesaggio più banale della galassia …».

La gioia intellettuale della comprensione. È il momento della verità: il terzo principio assume che la realtà si possa capire e che comprendere non significhi descrivere bensì scoprire ciò che cose diverse hanno in comune. Ci si avventura in un dialogo a seguito di uno stimolo, e la comprensione si raggiunge attraverso il dialogo. La gioia mentale per il fatto che si accede a una nuova comprensione crea dipendenza per nuove conoscenze. Forse è difficile realizzarlo in una classe, ma non in un museo. Esempio museografico: in un museo si espongono quattro fossili in ciascuno dei quali un pesce sembra inghiottirne altro. Come è possibile che sia così comune che il processo di fossilizzazione sorprenda un pesce proprio nel momento in cui ne sta inghiottendo un altro? Alla comprensione si arriva scoprendo ciò che hanno in comune i quattro reperti: il pesce grande è troppo piccolo per mangiare un piccolo che è troppo grande.

In favore delle LIM

Ringrazio Caterina Policaro per i materiali che condivide, le idee e le notizie che annota puntualmente sul suo famoso blog Catepol. Pubblico qui una sua presentazione che con chiarezza illustra ciò che di essenziale c’è da sapere sulla lavagna interattiva, sognando il giorno in cui questo strumento sarà presente in tutte le aule come un normale ausilio al lavoro dell’insegnante. Ma la realtà è ben diversa! Una scuola di circa 1000 studenti e un centinaio di docenti, che deve fare i conti con un unico videoproiettore (altro che LIM!), mi attende domani mattina, come ogni mattina, senza nessuna prospettiva di un reale cambiamento. E mi chiedo come sia possibile che nella scuola italiana si sia fermi a tecnologie che risalgono ad almeno due secoli fa. Al medico specialista chiediamo che utilizzi strumenti di diagnosi e metodologie all’avanguardia e così pure all’ingegnere che ci progetta la casa: solo nella scuola permane radicata a più livelli la convinzione che le nuove tecnologie siano superflue se non addirittura dannose.

 

Cellulari e iPod nella scuola? E se li usassimo invece che ritirarli?

Non ho dubbi: gli studenti descritti sono i miei, svogliati, poco o punto coinvolti dalla scuola. Non è che non stiano attenti…. non ascoltano proprio!!! E poi… con  questi cellulari! Una battaglia persa in partenza.  Proprio stamattina notavo che il banco non è più apparecchiato con libri e quaderni, bensì con cellulari di ultima generazione e iPod. Mi piacerebbe molto trovare il modo di utilizzare tutta questa tecnologia. Se avete qualche idea concreta passatela!

Il Sole e le stagioni

Riporto alcuni estratti delle relazioni dei miei studenti della classe 1C sulla costruzione di un modello che descrive le traiettorie del Sole alle diverse latitudine e nelle diverse stagioni. L’attivazione è stata condotta in classe dall’amico Oriano Spazzoli, un pò astronomo, un pò mago, che con passione e pazienza ci ha insegnato a costruire dei bellissimi strumenti che ci aiutano a comprendere meglio il cielo e le sue meraviglie, senza mai farci dimenticare la poesia di cui è pervaso.

"Sabato 29 novembre, abbiamo avuto il piacere di fare lezione con un astronomo con il quale abbiamo costruito uno strumento, che in realtà è un modello, che serve per descrivere il percorso del Sole durante l’anno. Questo speciale strumento è costituito da diverse parti ciascuna con uno specifico compito:

1.Il disco rappresenta il meridiano polare del Sole

2.Il chiodo rappresenta il Sole

3.La freccia serve per regolare la sua altezza dall’equatore celeste (declinazione) che cambia a seconda della stagione

4.La corona circolare rappresenta il meridiano celeste

5.Il taglio circolare nella seconda lastra di cartone è l’orizzonte." (Gloria Z.)

"Guardando l’angolo tra la freccia, che indica la direzione del sole, e la direzione della Stella Polare abbiamo scoperto che in primavera e in estate il sole sorge a nord-est e tramonta a nord-ovest, mentre in autunno e inverno sorge a sud-est e tramonta a sud-ovest." (Luca C.)

Due volte all’anno il sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a ovest. Nei giorni in cui questo avviene, il dì e la notte hanno la stessa durata e per questo si chiamano equinozi" (Sara N.)

"Mi è piaciuto fare questo progetto perchè ho capito molte cose. Mi sono divertito a costruire lo strumento e a capire a cosa serve…. E’ stato come mettermi alla prova ed è stato bello." (Ferhat D.)

A corredo, pubblico il video, realizzato con Animoto, che documenta le fasi del lavoro.