I vaccini, tra controversie e grandi successi

Qualche giorno fa, parlando in classe dell’immunità acquisita, di come funzionano i vaccini e di quanto le vaccinazioni di massa, a partire dal secolo scorso, abbiano migliorato le condizioni di vita di milioni di persone nel mondo, molti studenti hanno espresso dubbi sulla reale efficacia dei vaccini e alcuni hanno affermato come dato acquisito che tra le reazioni avverse vi sono persino casi di autismo. Poichè non avevo mai sentito parlare di una correlazione tra autismo e vaccino ho provato a documentarmi e, dopo qualche deludente ricerca in rete, ho letto il recente libro di Rappuoli e Vozza I vaccini nell’era globale (Zanichelli, 2009). Un libro davvero ben fatto e addirittura avvincente nel delineare la storia dei vaccini. Mi sarebbe piaciuto qualche dato numerico in più, ma, si sa, anche la divulgazione scientifica deve fare i conti con il mercato! La piacevole lettura ha scaturito qualche appunto che ho annotato in una presentazione ppt. A proposito, ho anche scoperto che la faccenda dell’autismo provocato dai vaccini si è rivelata ben più che una bufala, addirittura una frode architettata da avvocati e cialtroni, per estorcere denaro alle aziende farmaceutiche attraverso delle cosiddette class action. I recentissimi sviluppi della vicenda li potete leggere qui,  nel blog Biologia e dintorni.

Il virus dell’influenza senza veli

Nel video che propongo oggi sono rappresentate le fasi di un attacco da parte del virus dell’influenza. Dopo il contagio, il processo si realizza in una serie di tappe che possono essere così schematizzate:

1. attacco del virus alla membrana cellulare;

2. penetrazione del virus o del suo acido nucleico nel citoplasma della cellula;

3. perdita degli involucri virali ed esposizione dell’acido nucleico;

4. replicazione (sintesi delle macromolecole, cioè DNA, RNA e proteine virali);

5. assemblaggio (formazione all’interno della cellula – nel nucleo o nel citosol – del capside; all’interno di questo involucro si inserisce il DNA virale formando il nucleocapside);

6. fuoriuscita dei virus dalla cellula e loro diffusione.

Per fortuna abbastanza velocemente il sistema immunitario mette in atto le strategie di difesa più opportune, liberandoci in pochi giorni dal fastidioso intruso. Ma questa è un’altra storia…


Cellule staminali: cosa sono, a cosa servono, che cosa si dice di loro

Cosa sono

Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. (Fonte: Wikipedia)

Esse si classificano secondo la provenienza, come adulte o embrionali.

  • Le cellule staminali adulte sono cellule non specializzate reperibili tra cellule specializzate di un tessuto specifico e sono in grado di dare origine solo ad alcuni tipi di cellule. Queste sono tuttora già utilizzate in cure per oltre cento malattie e patologie. Sono dette più propriamente somatiche, perché non provengono necessariamente da adulti ma anche da bambini o cordoni ombelicali.
  • Le cellule staminali embrionali sono ottenute a mezzo di coltura, ricavate dalle cellule interne di una blastocisti che è l’embrione nei primissimi stadi di sviluppo. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è ancora ai primi stadi: fare ricerca con cellule umane di questo tipo è una questione controversa: l’utilizzo di cellule staminali embrionali ha sollevato un grosso dibattito di carattere etico. Difatti per poter ottenere una linea cellulare (o stirpe, o discendenza) di queste cellule si rende necessaria la distruzione di una blastocisti, un embrione non ancora cresciuto sopra le 150 cellule. (Fonte: Wikipedia)
  • A cosa servono

    Molti ricercatori sostengono che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi. (Fonte: Wikipedia)

    La possibilità di controllare lo spettacolare potere delle cellule staminali embrionali, allo scopo di curare vari tipi di malattie, entusiasma gli studiosi. Per esempio, il morbo di Parkinson e l’Alzheimer sono il risultato di lesioni in gruppi determinati di cellule cerebrali. Con la realizzazione di un trapianto di cellule staminali derivate da un embrione alla parte del cervello colpita, gli scienziati sperano di sostituire la parte di tessuto cerebrale danneggiata.

    In un futuro prossimo, la ricerca sulle cellule staminali potrà rivoluzionare il modo di curare tante altre "malattie mortali" come l’ictus, il diabete, le malattie cardiache e, addirittura, le paralisi.

    Gli atteggiamenti verso l’uso di cellule staminali a fini di ricerca o di cure mediche variano da un Paese all’altro. In Germania, per esempio, l’estrazione di cellule staminali da un embrione umano è considerata illegale.

    In Gran Bretagna, invece, è perfettamente legale, ma le leggi in materia sono rigorose: gli scienziati britannici possono utilizzare embrioni umani a fini di ricerca fino a quattordici giorni dopo la fecondazione dell’ovulo. In questo momento, l’embrione è un insieme di cellule, grande più o meno come un quarto della testa di uno spillo (0,2 mm).  (Fonte: Bionet)

    Che cosa si dice di loro

    Riporto un’intervista a Silvia Garagna, biologa dell’Università di Pavia, pubblicata dall’ottimo magazine settimanale di scienza di Radio Fragola, Che fine ha fatto Sedna?, che spiega l’utilizzo delle cellule staminali in campo biomedico.

    Riporto, inoltre, sempre dal medesimo podcast, l’intervista al filosofo della scienza Armando Massarenti sul dibattito etico che coinvolge le cellule staminali e sui recenti sviluppi che vedono gli Stati Uniti d’America di Obama manifestare una decisa apertura in favore della ricerca pubblica, contrariamente alla precedente Amministrazione.

    Dunque, ancora una volta in Italia si registra un pericoloso arretramento su un campo di ricerca molto promettente, ancora occasioni sprecate e treni persi. Come in un film già visto chi ne ha le possibilità potrà sottoporsi alle cure più efficaci ed avanzate all’estero e per tutti gli altri,  si sa … ci sarà sempre la Provvidenza!

     

E’ soltanto l’inizio. Basta con i pregiudizi su OGM!

Non posso fare a meno di riportare un altro articolo chiaro, rigoroso ed efficace come sempre, di Umberto Veronesi, che ammiro come scienziato, ma anche come uomo di profonda cultura e umanità. Come recita il titolo, dobbiamo davvero cercare di affrontare più serenemaente la questione degli OGM, sgombrando il campo da ogni pregiudizio e considerandone con raziocinio pro e contro.    

Sappiamo da tempo che il cibo è responsabile di un’ampia quota di tumori e che alcuni alimenti come frutta e verdura hanno un valore protettivo. La lettura del genoma ci ha permesso di capire il perché: questi cibi contengono gli antiossidanti che sono in grado di proteggere i nostri geni da mutazioni che trasformano cellule sane in cellule tumorali.

In futuro, la conoscenza del genoma delle piante ci permetterà di individuare meglio veri cibi anti cancro. La genetica applicata alla produzione alimentare è una delle aree in cui la ricerca scientifica può migliorare la nostra vita. È uno degli strumenti offerti dalla conoscenza del Dna e con cui possiamo combattere le grandi piaghe del pianeta: fame, malattie tumorali o cardiache. Questo studio va in quella direzione, anche se è ovvio che ci vorranno altre ricerche. Con linee guida rigorose per l’uso delle biotecnologie si può assicurare un rapporto più equilibrato fra piante, animali e gli ecosistemi ad essi collegati: un passo avanti verso la riduzione dell’incidenza del cancro e di malattie correlate ad ambiente e alimentazione.

Resta molto da fare, l’importante è non fermare tutto per pregiudizi. O addirittura per equivoci. Crea equivoci la parola OGM. Organismo è una definizione della vita biologica che sa di meccanicistico e modificare fa pensare a manipolare.

Il risultato è un termine minaccioso che non evoca il concetto di miglioramento. Dovremmo cominciare a parlare di organismi geneticamente migliorati. Nel processo di miglioramento genetico non si fa altro che aggiungere qualche caratteristica più favorevole ad alcune già presenti nell’alimento. Conosciamo molti cibi che hanno valori protettivi per il cancro. Il pomodoro contiene licopene, che si libera ancora di più quando il pomodoro è cotto fino a ottenere una salsa. Il licopene è protettivo nei confronti del tumore della prostata e forse del seno. È logico quindi che le ricerca si concentri nello studio e potenziamento delle proprietà di questo alimento. Altri cibi preziosi sono le crucifere, l’uva, i lamponi, i mirtilli, le ciliege, le fragole e le arance rosse che contengono antocianidine, potenti antiossidanti.

Ora stiamo cercando di individuare nuove sostanze e stabilire per tutte la dose giornaliera efficace nella prevenzione. Ma la speranza di prevenire molte malattie degenerative e forme tumorali è legata soprattutto al miglioramento genetico di piante e frutti. È così che abbiamo iniziato a cercare di produrre i vaccini. Si è scoperto che è possibile inserire nella pianta i geni per la produzione di antigeni, per creare vaccini da somministrare per bocca. Le prime sperimentazioni risalgono a fine Anni 90 e riguardano i vaccini contro colera, enterocolite, epatite B, malaria, influenza, Aids. Il vaccino contro l’enterocolite (in via di sperimentazione) è prodotto nella banana: si accumula nel frutto ed è possibile conservarlo senza congelarlo. Così lo si può dare ai bambini attraverso un omogeneizzato che può essere tenuto a temperatura ambiente e ha un buon sapore. Come si può fermare tutto questo per pregiudizio? Siamo liberi di scegliere, e di condannare, se siamo altrettanto liberi di sapere.

Umberto Veronesi
Fonte: Corriere della Sera (27/10/2008)

Le grandi tappe della medicina moderna secondo Umberto Veronesi

Nel Dna il motore potente di questa rivoluzione scientifica

di UMBERTO VERONESI

Nel Dna il motore potente di questa rivoluzione scientifica Fra dieci anni la parola malattia indicherà uno "stato biologico" diverso rispetto a oggi. Ciò non significa che non ci ammaleremo più, né tantomeno che diventeremo immortali, ma che la scienza avrà esteso così ampiamente il suo potere di intervento, da spostare sempre più in là i confini fra salute e malattia, fra guaribile e non guaribile, addirittura fra vita e non vita.


Motore di questa rivoluzione silente e potentissima è la decodifica del Dna, che ci ha permesso di risalire sempre più indietro nei processi di origine e sviluppo della vita stessa (e dunque delle malattie, che sono parte di questi processi), trasformando la medicina da arte esclusivamente "terapeutica", a arte "predittiva": all’obiettivo di salvare la vita dell’uomo si aggiunge anche quello di conservare il più a lungo possibile la libertà dalla malattia e dal dolore. È un grande balzo culturale, perché storicamente la medicina moderna nasce come contrasto delle malattie mortali, ed è così che ha superato le sue grandi tappe.

La prima grande conquista del 800- 900 sono stati i vaccini: peste, vaiolo e colera sono sparite grazie alle vaccinazioni; poi è stata la volta della tubercolosi, la difterite, il tetano e la poliomielite. Quando nel 1980 l’Oms dichiarò "eradicato" il vaiolo forse non tutti noi che portiamo il segno dell’antivaiolo sul braccio, abbiamo avuto la percezione di essere vincitori di una battaglia mondiale, ma questa è la realtà.

La seconda grande tappa furono gli antibiotici, ottenuti a partire da Fleming negli anni ’40, che hanno eliminato buona parte delle malattie infettive e ridotto sensibilmente la mortalità infantile. Terzo fattore determinante è stato il progressivo controllo dell’ambiente, un fattore poco valorizzato nel cammino della medicina: i controlli igienici, l’istituzione di una rete fognaria, la bonifica del suolo e della struttura dove si vive e si lavora (pensiamo al gigantesco sforzo per liberarci dall’amianto), la creazione di sorgenti di acque incontaminate e il controllo degli alimenti.

Quarto grande traguardo sono stati i trapianti d’organo. La storia dei trapianti inizia nel 1954, quando Murray trapiantò il rene di un donatore ancora in vita sul fratello, continua con i trapianti di cuore che avevano comunque il problema del rigetto e si conclude felicemente con l’introduzione della ciclosporina, capace di controllare il rigetto d’organo estraneo, donando nuove speranze di sopravvivenza a milioni di malati.

Quinto traguardo sono le cellule staminali. Queste cellule hanno una funzione "di ricambio" che può mantenere integri i nostri organi : infatti le staminali sono totipotenti, in grado cioè di dare origine a tutti tipi cellulari presenti nell’organismo, in quanto capaci di differenziarsi in tutti i tipi di tessuti. È facile immaginare l’utilizzo delle staminali per la terapia delle malattie cronico-degenerative: sono cellule vitali, attive e vivaci che vanno a reintegrare qualsiasi tipo di tessuto.

Ora la sfida è intervenire prima, più presto della malattia e abbiamo già uno strumento nelle nostre mani. È la diagnosi preimpianto, che è la grande promessa per sconfiggere le malattie ereditarie individuando la presenza di geni malati prima della nascita, a livello del primo "agglomerato di cellule" che formano l’embrione. Questo metodo preziosissimo non viene tuttavia utilizzato perché pesano su di esso le accuse di eugenetica. Eppure il suo fine non è la selezione della razza (che comunque non è possibile perché non esiste il gene della bellezza o quello dell’intelligenza da selezionare, ma esistono migliaia di geni che compongono le caratteristiche individuali) ma l’eliminazione dell’embrione con il gene patologico.

Con la diagnosi preimpianto potremo sconfiggere le malformazioni e malattie ereditarie devastanti, che purtroppo sono destinate a diventare sempre più frequenti con l’evolversi degli equilibri della coppia nella società. Il nuovo ruolo conquistato dalla donna in particolare, conduce naturalmente la coppia ad avere figli in età sempre più avanzata. Fattore che aumenta l’incidenza di difetti genetici nel bambino. Tanto per fare un esempio la sindrome di down (trisomia del cromosoma 21) aumenta moltissimo l’incidenza nelle madri ultra quarantenni.

Risulta evidente che lo sviluppo futuro della cura delle malattie dipenderà dunque non solo dalla capacità della medicina di progredire nelle scoperte in quelle aree dove i suoi poteri sono ancora limitati (mi riferisco ad esempio, in campo oncologico, ai tumori cerebrali o a quelli del pancreas, oppure in altri settori alle forme incurabili di sclerosi) ma anche dall’impegno della società su due fronti: la responsabilizzazione degli individui e della comunità circa i comportamenti individuali corretti ai fini della prevenzione delle malattie (alimentazione corretta in primo piano e rinuncia al fumo di sigaretta ) e un atteggiamento collettivo più favorevole nei confronti del progresso scientifico.

Sul primo punto ci sono segnali positivi di presa di coscienza, soprattutto nell’attenzione alla salubrità di aria, acqua e cibo; mentre sul secondo, soprattutto nel nostro Paese, continuiamo ad essere in attesa di una rivoluzione culturale che renda consapevole la popolazione che senza progresso scientifico non c’è speranza e non c’è futuro.