False credenze: attenti alle trappole della rete

Fonte: la Repubblica

Le false credenze: come si alimentano e perché le alimentiamo

Per difendersi non serve la censura ma piuttosto "una consapevolezza sociale diversa dei danni che possono provocare". Uno studio scientifico sui "rumors" fatto da Sunstein: "Hanno una base razionale, solo lo scetticismo ci può salvare"

Molte voci sono invincibili: come la tesi secondo cui l´Aids sarebbe stato trasmesso dalle scimmie all´uomo

di FEDERICO RAMPINI

Internet: motore di diffusione di voci incontrollate, credute ciecamente da un´opinione pubblica polarizzata, divisa in bande, esposta a derive estremiste. E´ una visione sinistra. Soprattutto se a dipingerla è uno dei più autorevoli giuristi americani, consigliere di Barack Obama per le leggi sull´informazione.

"Rumor". In italiano: dicerìa, voce, pettegolezzo. Tra le varie traduzioni è meglio "voce", il termine più neutrale, perché a volte le voci sono vere. Sottoponiamoci a una prova. Quanti di noi credono che i primi casi di Aids in Africa siano nati da contatti sessuali fra esseri umani e scimmie? Quella tesi resiste. Pur smentita da decenni, ha una sua vita autonoma, imperturbabile. Cos´è che rende certe voci invincibili? Quanto siamo vulnerabili a questa particolare forma di diffusione dell´informazione? Secondo lo studioso americano Cass Sunstein, non solo i "rumors" possono rovinare tante vite individuali, ma costituiscono una minaccia mortale per la democrazia. Dobbiamo imparare a difenderci. Perciò è essenziale capire la forza di questo formidabile fenomeno. E´ il tema del suo saggio On Rumors appena pubblicato a New York da Farrar Strauss and Giroux. Nel sottotitolo spiega: "Come si diffondono. Perché ci crediamo. Cosa si può fare". Sunstein finì di scriverlo un anno fa quando ancora era docente alla Harvard Law School. In seguito Obama lo ha voluto alla Casa Bianca in un ruolo chiave: dirige l´Office of Information and Regulatory Affairs, un organo cruciale per le regole sull´informazione.

Le voci sono antiche quanto la storia umana. Siamo immersi quotidianamente in questo rumore di fondo. Dal pettegolezzo falso di un collega malevolo che vuole rovinarti sul lavoro, fino alle indiscrezioni pilotate per nobili motivi, per cause altruistiche, per fare avanzare un´agenda politica. Internet, avverte Sunstein, le rende più insidiose, pervasive, ubique. E impermeabili ai fatti. Ne sa qualcosa Obama: dall´inizio della sua campagna presidenziale lo insegue la voce che lui non è nato in America, ed è di religione islamica. Le confutazioni fattuali non sono servite. Tuttora una fetta di popolazione americana resta convinta che lui sia un usurpatore, un alieno, un sovversivo che se la intende con i terroristi. E se un giorno questa voce dovesse armare un fanatico, deciso a uccidere il primo presidente afroamericano?

Sunstein analizza la forza micidiale delle voci attingendo a una mole di studi scientifici, compresi alcuni esperimenti condotti su focus group. Guai a credere che solo i più ingenui, gli sprovveduti, o le frange fanatiche, siano facili prede dei "rumors". A seconda delle nostre convinzioni, "credere nelle voci è perfettamente razionale".

L´universo online non ci rende necessariamente più informati. Possiamo usare la rete per isolarci in tante "camere acustiche", ognuna delle quali è frequentata da comunità che hanno gli stessi valori, la stessa visione del mondo, i medesimi pregiudizi. All´interno di una di queste comunità, per esempio, vige il negazionismo sul cambiamento climatico: lì le teorie sul riscaldamento dovuto alle emissioni di CO2 sono considerate come delle congiure di scienziati disonesti che manipolano i dati per promuovere un´agenda verde. Un´altra comunità esemplare è quella che considera l´11 settembre 2001 come una congiura del Pentagono, falsamente attribuito a terroristi islamici: questa ha seguaci in un ampio schieramento di opinioni pubbliche antiamericane, dai paesi islamici alla Francia. In ognuna di queste camere acustiche, è irrilevante l´eventuale accumulazione di prove che smentiscono il "rumor". La fede in quella determinata voce è rafforzata dal meccanismo di polarizzazione di gruppo: quando si riuniscono persone che hanno le stesse idee, il dialogo li radicalizza nelle loro convinzioni.

E´ la conclusione del celebre "esperimento del Colorado" descritto da Sunstein, un test effettuato proprio stimolando dibattiti tra gruppi di persone dalle ideologie affini. Al termine dell´esperimento, anche coloro che all´interno di un gruppo erano in partenza moderati, alla fine sposavano posizioni estreme. Quella che Sunstein definisce "la catena del conformismo" produce all´interno di ogni gruppo un´accettazione acritica delle voci che rafforzano pregiudizi e avversioni pre-esistenti. Coloro che hanno dei dubbi su un "rumor" poiché lo trovano inverosimile, finiscono per aderirvi pur di non sfidare la sanzione sociale del gruppo. «Su Internet – scrive l´autore – processi di questo tipo accadono ogni giorno. Coloro che credono certe voci, finiscono per esserne ancora più convinti anche dopo essere stati esposti a un ventaglio contraddittorio di pareri, alcuni dei quali dovrebbero smentire quella voce». E´ il meccanismo dell´assimilazione selettiva: una corazza mentale respinge le rettifiche, rende irrilevanti le controprove e le confutazioni oggettive.

Le false voci sono distruttive non solo quando sono orchestrate per diffamare singoli individui; alla lunga possono minare la stessa democrazia. «Senza un fondamento valido – scrive Sunstein – l´opinione pubblica può perdere fiducia nei leader, nelle loro politiche, nell´idea stessa di governo». L´autore immagina lo scenario futuro di una società "distopica", in cui «i propagatori di false voci – non importa se mossi da interessi di parte o sinceramente idealisti e altruisti – sono premiati per il loro ruolo, nel dispregio della verità». In una simile società «le convinzioni collettive sono il prodotto di network sociali che funzionano da camere di risonanza in cui le voci divampano come gli incendi di foresta; in cui ogni dicerìa viene accettata se mette in cattiva luce coloro che sono percepiti come avversari».

Pur essendo giurista Sunstein è convinto che l´antidoto non può essere la censura né tantomeno la guerra giudiziaria alla diffamazione. Al contrario, lui difende il Primo Emendamento e la massima libertà di cui godono i mass media americani. «La soluzione non ha nulla a che vedere con le leggi. Può essere trovata solo in un impegno di lotta al pregiudizio. Attraverso la comprensione dei meccanismi dell´informazione, occorre costruire una cultura che prevenga la distruzione delle vite individuali e delle istituzioni che hanno valore». Un futuro diverso rispetto alla società distopica, è quello in cui «i diffusori di false voci sono marginalizzati da gruppi preparati a pensare in modo autonomo; la polarizzazione è contrastata grazie a un´ampia consapevolezza sociale dei suoi danni». Un mondo di cittadini adulti «umili e consapevoli della propria fallibilità, pronti ad accettare delle verità anche quando non rafforzano i loro preconcetti». La conclusione è un invito a coltivare un moderno scetticismo, e a maneggiare Internet con la stessa lucidità con cui osserviamo le copertine dei tabloid.

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