I vaccini, tra controversie e grandi successi

Qualche giorno fa, parlando in classe dell’immunità acquisita, di come funzionano i vaccini e di quanto le vaccinazioni di massa, a partire dal secolo scorso, abbiano migliorato le condizioni di vita di milioni di persone nel mondo, molti studenti hanno espresso dubbi sulla reale efficacia dei vaccini e alcuni hanno affermato come dato acquisito che tra le reazioni avverse vi sono persino casi di autismo. Poichè non avevo mai sentito parlare di una correlazione tra autismo e vaccino ho provato a documentarmi e, dopo qualche deludente ricerca in rete, ho letto il recente libro di Rappuoli e Vozza I vaccini nell’era globale (Zanichelli, 2009). Un libro davvero ben fatto e addirittura avvincente nel delineare la storia dei vaccini. Mi sarebbe piaciuto qualche dato numerico in più, ma, si sa, anche la divulgazione scientifica deve fare i conti con il mercato! La piacevole lettura ha scaturito qualche appunto che ho annotato in una presentazione ppt. A proposito, ho anche scoperto che la faccenda dell’autismo provocato dai vaccini si è rivelata ben più che una bufala, addirittura una frode architettata da avvocati e cialtroni, per estorcere denaro alle aziende farmaceutiche attraverso delle cosiddette class action. I recentissimi sviluppi della vicenda li potete leggere qui,  nel blog Biologia e dintorni.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

10 commenti

  1. Gentile professoressa,il libro che ha letto è stato scritto ‘a quattro mani’ dal direttore scientifico di un colosso farmaceutico quale Novartis, ragion per cui è un po’ come se lei fosse venuta a conoscenza della squisita ed incommensurabile bontà del vino dall’oste in persona. Del resto è lei stessa che lamenta una scarsità di dati numerici nella pubblicazione… La questione vaccini non è semplice, come solitamente viene invece dipinta dalla ‘campana’ del marketing delle aziende farmaceutiche e delle autorità sanitarie interessate, ma molto articolata e controversa. E – al pari degli interessi economici – anche i ciarlatani non stanno mai da una parte sola! Il consiglio che mi permetto di offrirle è quello di non cascare nella rete della semplificazione (vaccino=immunità=efficacia protettiva=malattie eradicate) poiché esiste tutta una serie di ‘confounders’ che, se saputi utilizzare ad arte, riescono ad assegnare meriti anche a chi/cosa non li ha affatto. O che li ha in misura nettamente inferiore rispetto a quella percepita.Cordiali saluti

  2. Grazie per il suo intervento. Chi sia Rappuoli è noto e nel libro stesso non se ne fa mistero. Mi permetto di aggiungere che molte eccellenti professionalità in campo scientifico operano nel privato, ma non per questo può essere sottovalutata o addirittura svilita la loro attività di ricerca dei cui risultati spesso godiamo tutti, lei stesso, per esempio, che ha avuto modo attraverso il suo computer di connettersi in rete, di pescare la mia recensione e di lasciare un commento a beneficio dei lettori. Aggiungo un’osservazione: la ‘semplificazione’ di cui sarei vittima (cito: vaccino =immunità= efficacia protettiva= malattie eradicate), si basa su dati scientifici incontrovertibili che derivano da almeno due secoli di ricerca e sperimentazione a cui hanno contribuito giganti della stazza di Pasteur, Sabin e tanti altri meno noti. Al contrario, non mi è noto quali siano le sue fonti; intravvedo, piuttosto nelle sue parole una generica diffidenza sull’operato di big pharma, che assomiglia tanto ad un pregiudizio, piuttosto che ad una presa di posizione motivata e sostenuta da fatti.

  3. La mia presa di posizione è motivata da ragioni da cui è prevedibile possa scaturire, in questa sede, una discussione forse più sterile che costruttiva, a meno che non ci si ponga in un’ottica di reciproco ‘ascolto’. Ad esempio, partendo dalla considerazione da lei fatta in merito ai ‘dati scientifici incontrovertibili’, si potrebbero invece analizzare nel merito e nel metodo le sperimentazioni cliniche dei vaccini (intendo quelle pre-registrazione), oppure la sorveglianza attiva/passiva, la farmacovigilanza e la conseguente valutazione dei profili di rischio/beneficio di vaccini e campagne vaccinali. Affrontando questi aspetti mi sarebbe infatti possibile evidenziarle tutte quelle distorsioni sistematiche che consentono all’industria (e alle autorità sanitarie) di mantenere artificiosamente favorevole il citato rapporto rischio/beneficio.Ad ogni modo approfitto dell’occasione per farle una domanda: non ho letto il libro in questione, ma sarei curioso di sapere da lei se l’autore abbia anche solo fatto cenno ad un suo innovativo vaccino, il primo antipertosse acellulare ricombinante prodotto e commercializzato al mondo. Che poi è però stranamente e prematuramente scomparso dal mercato. Su questo vaccino potrei infatti raccontarle qualcosa di concreto. Sempre che a lei interessi, s’intende.La ringrazio per la sua risposta.Saluti

  4. Mi scuso con lei, ma ho esaminato solo ora la sua presentazione ‘Breve storia dei vaccini’. Alcune personali osservazioni sui sopra riportati grafici statistici di morbosità, osservazioni basate solo sul buon senso:- TETANO: non si tratta di una malattia contagiosa, bensì risulta  primariamente collegata a quelli che oggi definiamo ‘stili di vita’ (per lo più inerenti alla sfera professionale). L’obbligatorietà della vaccinazione in Italia risale ad una legge del 1963, ed effettivamente nel grafico assistiamo ad un netto calo della morbosità a partire da quel periodo. Coincidenza vuole, però, che proprio a partire dagli anni ’60 il nostro paese abbia attraversato una modernizzazione del tessuto produttivo, caratterizzata in un primo momento da un brusco spostamento del numero di addetti dall’agricoltura (rischio di contrarre il tetano=massimo) all’industria (rischio=basso), mentre successivamente è stata registrata una forte crescita del terziario (rischio=0) a discapito degli altri settori. Tutto merito della vaccinazione, dunque?- DIFTERITE: vaccinazione obbligatoria a partire dal 1939, a cui nel grafico corrisponde un sensibile (anche se di breve durata) calo dei casi, seguito immediatamente da un nuovo picco (in corrispondenza degli anni più duri della seconda guerra mondiale), per poi mostrare una progressiva e costante diminuzione, sino all’azzeramento degli anni 80. Si potrebbe dunque sostenere l’efficacia della campagna vaccinale. Prendiamo invece l’esempio dell’ex URSS dove, dopo la caduta del muro di Berlino, vi fu una recrudescenza della difterite. Si parlò allora di calo del numero di vaccinazioni, ma non altrettanto del peggioramento della qualità di vita della popolazione (in termini di alimentazione, igiene, assistenza sanitaria, ecc.).Caso emblematico: Omsk, cluster di difterite in un orfanotrofio; metà dei colpiti non era vaccinata, e quindi l’altra metà lo era (‘statisticamente’, il vaccino non aveva dunque offerto protezione). Viene fatto notare, in via del tutto ipotetica e senza il sostegno dei fatti, che una simile evenienza può essere dovuta alla compromissione della catena del freddo durante la conservazione del vaccino. Personalmente trovo grottesca che una simile spiegazione venga utilizzata (per trovare a tutti i costi una giustificazione) proprio per un fatto avvenuto in Siberia. Fosse accaduto in Kenya, ci avrei forse creduto :-)http://www.sanita.it/Malinf_gestione/Rischi/documenti/53-03.doc(piccola curiosità: avevo letto questo case-report qualche anno fa sul sito eurosurveillance: l’ho cercato oggi con google ma… niente!)Anche in questo caso, allora, tutto merito della vaccinazione? Oppure le migliorate condizioni alimentari-igienico-sanitarie possono aver avuto un ruolo?- POLIOMIELITE: mi pare pleonastico sottolineare che l’inizio della vaccinazione di massa (1966) è intervenuto in una fase già ampiamente tendente all’azzeramento del numero dei casi. Evidentemente, il netto calo precedente era dovuto ad altri (probabilmente molteplici) fattori. E l’ipotizzare che le alte coperture raggiunte negli anni succesivi possano aver avuto un ruolo nell’impedire che nuovi focolai si ripresentassero, sarebbe solo una pura e indimostrabile speculazione.Come vede, professoressa, dati incontrovertibili talvolta possono essere perlomeno messi in discussione. E, a proposito di malattie esantematiche, ha per caso mai sovrapposto il grafico della scarlattina (per cui non esiste vaccino) a quello del morbillo?

  5. Ho trovato questo link alla fine della pagina sulla Zanichelli che parla di autismo
    Ebbene, io sono il Riccardo, padre di figlio autistico, che ha commentato l’articolo di Lisa Vozza, che tanto difende le case farmaceutiche (e che ha scritto il libro pro vaccini insieme, guarda caso, ad un dipendente Novartis…)
    Beh, sappiate che nel momento in cui ho iniziato a snocciolare numeri e dati ufficiali sul mercurio dei vaccini, le mie risposte SONO STATE CENSURATE dal sito Zanichelli
    Ho le prove, e non ho nessun problema a dimostrarlo. Dalla pagina 10 di questo PDF trovate le mie risposte censurate. Mi sarebbe piacuto sapere come avrebbe potuto difendersi l’autrice dell’articolo, ma evidentemente, non essendo in grado di contestare i miei dati, ha preferito censurarmi.
    Saluti
    http://www.ierrebi.it/vari/zanichelli.pdf
     

  6. Ricordo che l’Italia è uno dei pochissimi stati in cui esistono ancora vaccini obbligatori, ma non mi risulta che negli altri cisiano epidemie di tetano, polio, ecc. ecc.
    Questo come lo spieghiamo?

  7. Gentile Riccardo,
    anche io sono stata censurata dalla dott.ssa Vozza su Zanichelli, sempre per una questione di vaccini (si parlava dell’ultima pandemia che vi sarebbe stata con il tanto temuto virus influenzale…). La dottoressa mi aveva corretto su un dato che io avevo scritto nel mio commento, ma sono riuscita a dimostrare che la sua correzione era sbagliata. Trovandosi di fronte a una risposta che metteva in luce un suo grave errore in maniera incontrovertibile, la dottoressa Vozza non solo non ha pubblicato la mia risposta, ma ha corretto ad arte il suo precedente intervento in modo da mascherare l’errore che aveva fatto correggendomi su un  punto. Purtroppo non ho le prove; avrei dovuto stampare il pdf prima e dopo la modifica del suo commento, ma non potevo immaginare che Zanichelli censura le risposte!!

  8. Ciao Riccardo,vorrei che tu sapessi che anch’io sono capitato qui seguendo il link della pagina Zanichelli. E che anch’io ho tentato di postare un commento, qualche ora prima che la professoressa Petrini facesse altrettanto. Evidentemente sono stato censurato (tra le altre cose, ho provato anche a scrivere direttamente alla dottoressa Vozza un’email, ma ad oggi nessuna risposta).Visto che questo è il blog della professoressa Petrini, e che è lei che ci sta ospitando ‘virtualmente’ a casa sua, chiedo gentilmente il permesso di pubblicare il commento censurato (fino a prova contraria…) da Vozza, a beneficio di chiunque avrà voglia di leggerselo.Noto, Riccardo, che sei ancora molto arrabbiato. Io, negli ultimi tempi, ho fatto in modo di farmela un po’ passare, anche perché ho capito che quest’astio rischia di rovinarci ulteriormente l’esistenza (come se già tutto il resto non bastasse!). E’ solo un piccolo consiglio, da parte di uno che sta remando sulla stessa barca.Un caro salutoFrancesco_________________________________________________________________________Gentile dottoressa Vozza,ho letto con attenzione il suo articolo e l’acceso dibattito con Riccardo che ne è nato dai commenti. Mi permetto soltanto di aggiungere, in riferimento all’epiteto di ‘ciarlatani’ – da lei utilizzato nel suo pezzo – che questi ultimi raramente stanno da una parte sola. Il mondo del ‘business ad ogni costo’ non è affatto estraneo all’industria farmaceutica né alla rete da questa abilmente intessuta con atenei universitari, centri di ricerca, autorità sanitarie (nonché regolatorie) e, ‘last but not the least’, istituzioni governative. Un vero e proprio marketing-mix.Tanto per fare un esempio, il da lei citato dottor Offit beneficia di notevoli introiti economici derivanti dalle royalties che gli spettano per aver sviluppato un vaccino contro il rotavirus (commercializzato da Merck): è chiaro che in tale posizione non sia onestamente prevedibile una sua differente – magari più pacata ed obiettiva – presa di posizione nei confronti dei vaccini (mi pare che sia proprio lui ‘l’esaltato’ a cui è stata attribuita l’affermazione che un neonato può tranquillamente sopportare mille e più vaccini…). Le ricordo comunque che qualsiasi farmaco produce effetti collaterali, anche gravi, e che mi pare perlomeno curioso che ai vaccini vengano abitualmente attribuiti soltanto dolore, rossore, gonfiore nella sede d’iniezione e, tutt’alpiù, qualche linea di febbre.Posso però farle una domanda? Lei ha scritto per Zanichelli un libro con il dottor Rappuoli di Novartis, e forse potrebbe soddisfare una curiosità che nessuno è ancora riuscito a togliermi. Rappuoli ha la ‘paternità’ del primo  vaccino antipertosse acellulare ‘ricombinante’ che sia mai stato prodotto al mondo. Per commercializzarlo ci sono voluti circa quattordici anni di ricerca, sviluppo e sperimentazione clinica, nonché notevoli investimenti finanziari (in media mezzo milione di dollari degli anni ’90 – se si voleva ottenere la registrazione da parte della FDA statunitense). Gli studi clinici pre-registrazione hanno, tra le altre cose, coinvolto decine di migliaia di lattanti in mezzo mondo (USA, Italia e Svezia) e convogliato ingenti finanziamenti federali dai National Institutes of Health del Maryland. Benché per questo vaccino fosse stata richiesta l’autorizzazione alla commercializzazione in USA, nell’Unione Europea ed in Italia, Novartis (allora Chiron) non ne vendette neanche una fiala, eccezion fatta per il mercato italiano, in cui fu disponibile per una manciata d’anni, troppo pochi per giustificare tutto il dispiego di risorse degli anni immediatamente precedenti. E la cosa curiosa è che la sospensione dell’autorizzazione nel territorio italiano avvenne esattamente all’indomani della conclusione di uno studio clinico condotto al San Matteo di Pavia, studio che prevedeva il follow-up di due anni di un esiguo numero di lattanti vaccinati proprio con l’antipertosse in questione (il suo nome era AcelluvaxDTP/Triacelluvax, mentre Pertugen il brand previsto per gli USA). Strano vero? Ma ci sarà sicuramente una spiegazione che possa andare al di là di quei vaghi ‘motivi commerciali’ addotti, al tempo (2001), dalla casa produttrice. In definitiva Le sarei molto grato se potesse dare un contributo (necessariamente) concreto, indispensabile per fornire una chiave di lettura per questa particolare vicenda (magari chiedendo lumi direttamente al dott. Rappuoli…).Di nuovo grazie.Saluti

  9. Mi scuso per il ritardo con cui posto il mio commento: il
    tempo è tiranno! Ovviamente come avrete capito, non sono un’immunologa, e neanche
    una “tuttologa”.  E’ certo però che
    ciascuno di noi deve affrontare nella propria vita delle scelte in piena
    consapevolezza, in primo luogo nei riguardi della propria salute,  e la conoscenza credo che sia il più grande sostegno
    in tali frangenti.  Ora, mi pare alquanto
    improbabile per noi cittadini non addetti ai lavori, sebbene volenterosi, comprendere
    pienamente i complessi meccanismi fisiologici alla base di una patologia o del funzionamento
    di un farmaco o di una terapia; il corpo umano è molto più di “una macchina
    meravigliosa”, è forse la “cosa” più complessa che al momento sia dato di
    conoscere. Allora, che pesci pigliare? Di chi e cosa fidarsi di fronte alle
    tante questioni  che richiedono una
    nostra posizione (OGM, staminali, antibiotici, omeopatia, vaccini)? Personalmente
    mi fido del  metodo scientifico, perché credo
    che sia il solo a garantire riproducibilità, trasparenza, oggettività, affidabilità
    e, dunque, in grado di produrre un sapere condivisibile.  Poiché però non posso applicarlo personalmente
    ogni qualvolta risulti necessario, dovrò basarmi sulle conclusioni a cui sono
    giunte altre persone, identificate dalla comunità come esperti che hanno
    utilizzato rigorosamente tale metodo. Si tratta di un gran numero di
    ricercatori, scienziati, tecnici che operano in equipe in laboratori
    straordinariamente attrezzati, sparsi in tutto il mondo, ora per fortuna non
    soltanto in occidente, costantemente in contatto gli uni con gli altri,
    talvolta un po’ competitivi (!), ma certamente dediti alla propria disciplina. Costoro
    pubblicano i loro risultati, a volte contrastanti, non sempre corretti,
    raramente in malafede, ma proprio in virtù del metodo utilizzato, gli errori comunque
    vengono a galla. Ora, dopo questa lunga digressione, di cui mi scuso, suggerisco
     ai sig.ri Francesco e Riccardo, che
    dalle parole che scrivono sembrano bene informati su fatti che sfuggono ai più,
    di prendere contatti con qualche centro di ricerca in immunologia, dove le loro
    tesi, se ben documentate, possono essere prese in considerazione con maggior competenza
    di quella che posso riservare io. D’altra parte, non si penserà che tutti gli
    immunologi sparsi per il mondo siano a libro paga dell’industria farmaceutica e,
    privi di alcun scrupolo, continuino ad avvelenare neonati!  Tali immunologi sono infatti colleghi stretti
    di tutti quei ricercatori e scienziati che hanno trovato cure per altre
    temibili malattie e di cui tutti ci avvaliamo. Se oggi sappiamo e abbiamo
    accettato come dato di fatto che il fumo di sigaretta è cancerogeno  (sembra ora un’ovvietà)  è perché sono stati condotti studi seri e
    approfonditi, a dispetto dell’industria del tabacco. Nonostante ciò, le scelte
    individuali sono in realtà dettate da altri fattori che non attengono
    strettamente alla sfera razionale e così troppi continuano ad avvelenarsi
    fumando, magari adducendo l’esempio del nonno che a 90 anni era ancora vivo
    nonostante le 50 sigarette senza filtro fumate costantemente per tutta la vita.
    A costoro direi, provare per credere!

  10. Gentile professoressa,il suo ragionamento non fa una grinza. Peccato però che il suo livello di fiducia negli esperti sia nettamente diverso dal mio. Vorrei solo che lei sapesse che – negli ultimi anni e con tempi e modalità diverse, il più delle volte attraverso scambio epistolare via posta elettronica – ho avuto occasione di confrontarmi con professionisti del settore. Voglio farle alcuni nomi:- Dr.ssa Luisella Grandori, oggi pediatra di famiglia a Modena e referente vaccinazioni dell’Associazione Culturale Pediatri (in passato responsabile del centro vaccinale di una USL modenese)- Dr. Franco Giovannetti del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Alba Bra- Dr.ssa Antonella Barale, coordinatrice del Cochrane Vaccines Field (il cui  Coordinating editor è Tom Jefferson) presso il Servizio Sovrazonale di Epidemiologia dell’ASL 20 di Alessandria- Dr. Vittorio Demicheli, all’epoca coordinatore del suddetto Cochrane Vaccines Field, attualmente direttore sanitario della Regione Piemontee, dulcis in fundo- Dr. Alberto Eugenio Tozzi, attualmente in forze all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, ma all’epoca dei fatti di mio interesse in forze al Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Superiore di Sanità (aveva lavorato per ben 6 anni, insieme a Donato Greco, Stefania Salmaso, Marta Ciofi degli Atti e altri ancora, alle sperimentazioni cliniche del vaccino somministrato a mio figlio).Secondo lei, professoressa, che cosa ne ho ricavato? Glielo dico io: un bel pugno di mosche! E’ pur vero che, in un paio di occasioni, sentendomi – a torto o a ragione? – un po’ preso in giro, mi sono ‘alterato’ passando dalla parte del torto (x Riccardo: quando prima ti consigliavo di non arrabbiarti troppo, pensavo anche agli errori che ho commesso quando avevo il dente avvelenatissimo ;-), ma è altrettanto vero che stavo interloquendo con medici che quel vaccino o lo avevano studiato, contribuendo alla sua commercializzazione, o che lo avevano acquistato perché fosse somministrato in centinaia/migliaia di dosi.Ora, che nessuno sia stato in grado di darmi la risposta che cercavo, è perlomeno ‘singolare’ (e poi, mica è stato impiegato solo su mio figlio…)e, dal momento che è ‘sparito’ in modo, diciamo così, molto ma molto ‘singolare’, posso o non posso affermare di avere il sacrosanto dritto di saperne il perché?Muro di gomma, ecco il nome che possiamo dare a ciò che ho sperimentato (con varianti del tipo ‘collaboro sino a dove posso arrivare’ o ‘vediamo di arrampicarci un po’ sugli specchi per spostare l’attenzone dal focus’). E si figuri che un paio di questi medici – non voglio però specificare chi – si sono anche lasciati scappare un paio di commenti su ‘pressioni’ a cui si ritrovavano essere sottoposti o su un ‘cambio di mansione’ non certo dovuto al fatto che ‘non lavoravano bene’.Questa è la vita reale, cara professoressa, quella che non si legge sui libri di Rappuoli e Vozza! Le aziende farmaceutiche  fanno il bello e il cattivo tempo, e gli esperti, quando va bene, si girano dall’altra parte.Ad ogni modo la ringrazio per aver dato ospitalità agli sfoghi di genitori stufi di vedere replicarsi (come un virus) il meme dei ‘VACCINI SICURI ED EFFICACI’, senza purtroppo disporre di possibilità di replica. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.